Il clima di Foligno. Seconda parte.

Analisi della temperatura media annuale

Per prima cosa si è proceduto a calcolare la temperatura media annuale nei due periodi e a verificare se è significativamente cambiata. Ovverosia: se a livello mondiale la temperatura media è aumentata, è accaduto lo stesso a Foligno?

Figura 3. Temperatura media annua registrata nella stazione di Foligno nei due periodi di analisi, con media del periodo e valori estremi.

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Dall’analisi grafica offerta dalla Figura 3 è possibile osservare che, seppure la temperatura media annuale calcolata nei due periodi non sia cambiata così tanto (passando da 14,6 a 15°C), la distribuzione dei valori è cambiata eccome. Nel periodo 1951-1982, infatti, i valori medi dei vari anni (i singoli pallini) si distribuiscono abbastanza uniformemente intorno alla media e, anzi, tendono lievemente a concentrarsi un poco al di sotto di essa (vedi rigonfiamento della figura a “pera”). Al contrario, nel periodo più recente, la “pancia” della figura (il cui nome tecnico è grafico a violino) ci dice che, mediamente, i valori tendono a posizionarsi al di sopra della media. L’analisi statistica, della quale vi risparmio i dettagli, ci dice infatti che i due valori sono significativamente differenti, ovverosia che l’aumento da 14,6 a 15°C non è dovuto al caso. In altre parole, nell’ultimo periodo la temperatura media annuale è aumentata rispetto al periodo 1951-1982, in linea con quanto accaduto a livello mondiale.

Analisi delle temperature medie stagionali

La seconda fase dell’analisi ha riguardato l’andamento delle temperature medie stagionali, in modo da rispondere a domande del tipo: è vero che ora le estati sono più calde che negli anni del boom economico? È vero che non fa più il freddo di una volta? È vero che non ci sono più le mezze stagioni? Se continuerete a leggere, la prossima volta che sarete coinvolti in una discussione del genere al bar, saprete come rispondere!

Figura 4. Temperatura media stagionale registrata nella stazione di Foligno nei due periodi di analisi, con media del periodo e valori estremi.

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Anche in questo caso l’analisi grafica (Figura 4) precede quella formale. Il periodo 1997-2019 presenta valori medi della temperatura media stagionale più elevati di quelli del periodo 1951-1982 nel caso dell’estate e dell’autunno, mentre nel caso di primavera e inverno la situazione sembra molto più bilanciata. Analogamente a quanto osservato nel caso delle temperature medie annuali, la distribuzione dei valori intorno alla media appare “spostata verso l’alto” un po’ in tutte e quattro le stagioni (vedi rigonfiamenti dei grafici a violino), anche se nel caso di autunno ed estate il fenomeno appare più pronunciato.

I risultati dell’analisi formale sono relativamente sorprendenti e vanno a sconfessare, nei limiti, le impressioni che si hanno osservando il grafico. L’unica stagione per la quale si registra una differenza molto significativa tra i due periodi è infatti l’estate, che, effettivamente nel periodo 1997-2019 ha avuto una temperatura media significativamente più elevata che nel 1951-1982. Nel caso dell’autunno il risultato è border-line: l’autunno degli ultimi anni è, sì, mediamente più caldo di quello dei decenni precedenti, ma l’evidenza statistica non è così forte come per l’estate. Per quanto riguarda primavera e inverno, invece, è possibile escludere che i piccoli aumenti della temperatura media siano dovuti al caso e che, quindi, i valori provengano dalla stessa popolazione. In parole povere, in media: l’estate ora è sicuramente più calda che nel 1951-1982, l’autunno molto probabilmente (anche se di poco), mentre primavera e inverno sono più o meno uguali. L’aumento della temperatura media annuale descritto nel paragrafo precedente, in altre parole, è dovuto soprattutto all’aumento della temperatura media nei mesi estivi e non agli altri mesi, la cui temperatura media è rimasta invariata rispetto al 1951-1982.

È tuttavia possibile osservare una tendenza verso l’alto anche nelle altre stagioni: i valori medi annuali, infatti, tendono a essere concentrati lievemente al di sopra della media (rigonfiamenti nella parte superiore della figura) che viene “tirata giù” da stagioni particolarmente fredde. Non è, quindi, che sono aumentati i fenomeni estremi? Il prossimo paragrafo ci svelerà l’arcano.

Analisi dell’andamento dei fenomeni estremi

Visto che stiamo analizzando l’andamento delle temperature, i fenomeni estremi sono stati definiti come segue:

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Giorni con gelate molto forti (temperatura minima inferiore a -5°C),

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Giorni di ghiaccio (temperatura massima inferiore a +0°C),

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Giorni di gelo (temperatura minima inferiore a +0°C),

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Giorni estivi (temperatura massima superiore a +30°C),

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Giorni molto caldi (temperatura massima superiore a +35°C),

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Notti tropicali (temperatura minima superiore a +20°C),

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Gradi giorno. Grandezza utilizzata per definire il periodo annuale nel quale è necessario riscaldare le abitazioni. È definita come la sommatoria delle differenze positive tra la soglia convenzionale fissata dalla legge – +20°C – ovverosia la temperatura alla quale si desidera portare l’ambiente domestico in inverno, e la temperatura media giornaliera. In base al numero di gradi giorno si individua il periodo durante il quale è possibile accendere i termosifoni. Foligno è classificata in zona “D” (accensione consentita dal 1 novembre al 15 aprile) la stessa di molte città del Centro Italia. Esempi di altre località: Lampedusa è zona A, Palermo zona B, Napoli zona C, Roma zona D, Milano zona E, Cuneo zona F.

Figura 5. Andamento dei fenomeni estremi alla stazione di Foligno nei due periodi considerati, media e valori estremi.

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L’analisi grafica fornita dalla Figura 5 ci mostra un andamento crescente della frequenza di quasi tutti i fenomeni “estremi” considerati, come è lecito attendersi nel contesto del riscaldamento globale. Nonostante il numero di gradi giorno sia diminuito (indice di una temperatura media annuale più alta), la frequenza dei fenomeni “estremi” invernali è aumentata in maniera sensibile. Se nel periodo 1951-1982 si verificavano, in media, circa 2 giorni (valore “tirato su” in maniera decisiva dagli inverni 1956 e 1968) con temperature minime inferiori ai -5°C, ora se ne osservano quasi 5. Inoltre, nel 1951-1982 sono stati molti gli inverni in cui la temperatura non è mai scesa sotto i -5°C, contro i soli 3 del periodo 1997-2019. Lo stesso dicasi nel caso dei giorni con gelate: se prima erano circa 30 l’anno, ora sono 37. I giorni di ghiaccio (un fenomeno estremamente raro per il nostro clima), invece, sono diminuiti, pur partendo da valori già molto bassi (1 di media l’anno): la media del periodo 1951-1982, comunque, è influenzata in maniera sensibile dai valori degli inverni 1956 e 1968 che sono stati eccezionalmente freddi in tutta Europa e che hanno comportato, per la nostra città e per molte altre in Italia, diversi giorni con temperature sempre sotto lo zero.

Il periodo 1997-2019 è stato caratterizzato anche da un sensibile aumento dei fenomeni “estremi” estivi: ora i giorni con temperatura massima superiore ai 30°C sono in media quasi 73 l’anno, contro i 54 del dopoguerra. In fortissimo aumento anche la frequenza dei giorni molto caldi (> +35°C), che ormai sono circa 23 l’anno, contro i 6 del 1951-1982. In lieve aumento anche il numero di “notti tropicali” (anche se nel 1951-1982, a fronte di alcune estati con molte notti molto calde, come nel 1952, ce ne sono state diverse con nessuna). Tuttavia, Foligno si mantiene, grazie al basso tasso di umidità relativa e alla scarsa urbanizzazione, su livelli accettabili (5/6 giorni l’anno). Al contrario, in molte località padane questo fenomeno ha visto aumentare la sua frequenza in maniera esponenziale (siamo nell’ordine delle 30/40 notti annue e in alcuni casi, come Milano, anche di più), facendo esplodere il problema della vivibilità di alcune città settentrionali nei mesi estivi (molto umide e urbanizzate), soprattutto in un’ottica di progressivo riscaldamento del pianeta.

Anche in questo caso, all’analisi grafica, ha fatto seguito un’analisi formale, che ha tuttavia confermato le prime impressioni: tranne che nel caso dei gradi giorno e delle notti tropicali, il cui numero non è significativamente differente tra i due periodi. Nel caso dei gradi giorno la cosa non deve stupirci in quanto, come visto nei paragrafi precedenti, l’aumento della temperatura media annuale è dovuta all’aumento della temperatura nei mesi estivi (e non nei mesi invernali), i quali non rientrano mai nel calcolo dei gradi giorno, in quanto la temperatura media giornaliera, d’estate, è praticamente sempre superiore a +20°C. In tutti gli altri casi, invece, la variazione è statisticamente significativa: oggi sono più frequenti le gelate invernali (anche forti), così come i giorni molto caldi estivi e le notti tropicali.

Alla radice di questi fenomeni c’è un cambiamento della circolazione generale su scala europea, che sta vedendo la sempre minor influenza dell’anticiclone delle Azzorre sul clima del continente europeo, a favore del suo cugino di matrice africana che tende a posizionarsi in maniera semi-permanente sul mar Mediterraneo, causando una maggior frequenza delle ondate di caldo in estate e, paradossalmente, favorendo le incursioni fredde in inverno nei pochi periodi nei quali non staziona sulle nostre teste a inibire il flusso perturbato (ma mite) dall’oceano Atlantico. Nei mesi invernali, infatti, a fronte di una temperatura media stagionale pressoché invariata, è possibile osservare temperature massime medie più alte nel periodo 1997-2019, ma, allo stesso tempo, anche minime più basse che nel 1951-1982, indizio, con tutta probabilità, di un numero più elevato di giorni senza copertura nuvolosa e, quindi, con maggior soleggiamento diurno e un maggior irraggiamento notturno. Queste ultime affermazioni, tuttavia, andrebbero confermate con analisi statistiche ad hoc che, stante i dati disponibili, non sono per il momento possibili.

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